Era da un po' che volevo postare questo pezzo, e quale migliore occasione dell'ospitata di Enzo Troiano al prossimo (in tutti i sensi) LINKVOLO FESTIVAL 2013?
Ora, che ci crediate o meno (a molti di voi sembrerà una colossale eresia), Enzo Troiano è in assoluto l'unico autore della fantascienza mondiale paragonabile, per qualità e spessore, a Philip K. Dick.
Il Dick, per intenderci, che va da LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH a UN OSCURO SCRUTARE, dalla trilogia di VALIS fino, e sopratutto, al postumo e co-scritto con Roger Zelazny: DIES IRAE.
Enzo Troiano, fantascientista dagli inizi "nathaneveriani/gibsoniani" di ENGASO 0.220 (che finalmente sono riuscita a recuperare dal primo all'ultimo, speciali compresi... Recensione prossimamente su questi schermi!), dopo alcune eperienze in Francia e Stati Uniti, compie un balzo di considerevole entità con il suo primo cartonato, KOREA 2145 (Albatros 2005), coadiuvato alla sceneggiatura dalla brava Emilia Perri, fino al "trittico" HARCADJA (L'isola Mystere, Il sogno, La distruzione di Babel), vertice supremo e "maledetto" della sua produzione.
In KOREA 2145 (ristampato nel 2010 da Ded'a), a cui farà seguito nel 2006 il prequel HYPERION, disegnato però da Enrico Gigante, il mito e la tecnologia si fondono, ma lo scenario; seppure devastato e percettivamente alterato da agenti esterni; resta perfettamente riconoscibile nel "contingente". In questo, da un punto di vista prettamente sommario della "grafica" del fumetto, l'autore, più che a Massimiliano Frezzato (imperdonabile chi si ostina ancora a vedere in lui il mentore di Enzo Troiano), è accostabile ad Enki Bilal, sia per l'estetica decadente per la naturale propensione a guardare più ad est che a ovest.
L' Asia di Troiano, infatti, sembra più un "altrove" balcanico post guerra etnica, che un terra orientale decaduta all'apice della sua ascesa al progresso.
Se KOREA 2145 è senza dubbio il capolavoro perfetto della nuova fantascienza a fumetti, nei successivi due albi: LUFER (scritto con Riccardo Bruno) e ERACLE 91, editi entrambi da Albatros rispettivamente nel 2006 e 2007, Troiano -pur sempre generoso ai pennelli- sembra perdere afflato "rivoluzionario" in favore di facili didascalicismi.
E se in LUFER (il suo albo virtuosisticamente più ambizioso e visivamente spettacolare) viene tirato in ballo niente di meno che Pier Paolo Pasolini, a dire il vero un po' inopinatamente, in ERACLE 91 (uno science fantasy facile e sbrigativo) l'impianto contenutistico precipita fin dalle prime battute in un cattocomunismo che lascia più attoniti che interdetti. Qua è là, in entrambi i volumi, la zampata colpisce ancora, ma procura soltanto graffi superficiali che si rimarginano subito, e non sempre centrano il bersaglio.
L'opera quarta, edita stavolta da Bottero Editore, pensata come trilogia (diventata poi un trittico con l'albo fuori commercio IL SOGNO, realizzato e distribuito in occasione del Napoli Comicon 2010), è invece la dimostrazione di quanto l'autore non si fosse affatto rammolito, ma avesse soltanto scaldato i muscoli per affrontare quella che, al momento, resta ancora l'opera più sofferta e impegnat(iv)a della sua carriera.
Enzo Troiano indossa qui lo scomodo talare (o il saio) del predicatore millenarista e ficca il dito, non sempre in maniera simpatica, in ulcerate profondità ancestrali.
Troiano ci (vuole) svela(re) il dietro le quinte del potere, con una filosofia tutta personale ma non così lontana da quelle largamente condivise di pellicole come ESSI VIVONO e MATRIX, nonchè quasi del tutto speculare all'ultimo, visionario e (non bisogna dimenticarlo) "mistico" P.K.Dick.
In HARCADJA, come in Eracle 91 (con il quale condivide l'estetica science fantasy), la retorica cattocomunista e una manifesta misoginia, che sfocia di tanto in tanto nel maschilismo, fanno sovente capolino, senza mai però destrutturare in loro favore il solido impianto narrativo.
Sfrondate la fastidiosa (parlo ovviamente per me) retorica, le incondivisibili prese di posizioni sociali e le svise religiose (parlo ancora per me), rimane un affresco di storia futura tra i più appassionanti degli ultimi anni.
Un futuro inquietante, foscamente "caravaggesco" (sebbene Troiano guardi esplicitamente a Michelangelo) e dominato dalle forze del male: sette sataniche, sacrifici umani, streghe, demoni... in un unicum inscindibile col potere (non più tanto occult(at)o).
Enzo Troiano crede davvero in un male "esterno" e dal volto luciferino: un virus che contaminata dalla notte dei tempi la "naturale(?)" purezza degli esseri umani... Se tale tesi non fosse così ben sostenuta dal suo autore, potrebbe persino far sorridere, o essere scambiata per una delle tante ingenuità da milieu millenaristico. Gli elementi che introduce e sviluppa, la ricchezza di tematiche profonde e il suo guardare fisso nell'abisso, rendono HARCADJA un'opera complessa, stratificata, che sfugge alla facile classificazione dei luoghi comuni della fantascienza, e non soltanto a fumetti.
Come scrive Daniele Brolli nella prefazione di INCUBO HYNN-PHAER, di un altro grande maestro della fantascienza a fumetti: Roberto Bonadimani : <<I progetti geniali per essere memorabili devono essere folli, eccessivi, e questa storia di fantascienza eccede il genere, diventa una forma di esperienza, confina con l'ossessione.
...Siamo al vertice oscuro di un percorso artistico. E' quel vertice in cui l'autore ha messo da parte l'idea che esista un lettore, ed è intenzionato a seguire una chimera di rinnovamento, di scavo, di profondità buia e che non permette soluzioni. L'autore scende dentro se stesso e affronta i propri incubi.>>.
Anche Enzo Troiano, con le dovute differenze, condivide questa prospettiva di sguardo; salvo però credere nella luce alla fine del tunnel, nell'angelo salvatore/vendicatore, e nell'esistenza del figlio di dio; ma sopratutto crede nei lettori, ed è per loro che (a differenza del succitato Bonadimani) confeziona un universo VOLUTAMETE mai del tutto autonomo, deferente anzi ad immaginari fin troppo battuti, senza però MAI cadere nell'imitazione o nel plagio, come scrive Antonio Faeti nella prefazione del primo Harcadja: <<Il segno sapiente dell'autore, cita, contamina, parodizza, riscrive, ritrova, ripensa un grande itinerario conoscitivo, che è poi quello che sicuramente ci attrae maggiormente>>.
L'universo di Enzo Troiano è un "contenitore" barocco e allusivo delle esperienze, proprie ed altrui, fattesi non soltanto immagini ma canoni espressivi.
Il compianto Claude Moliterni ebbe a scrivere di lui: <<In tutta sincerità considero Enzo Troiano tra i più immaginifici ed innovatori fumettisti di domani. Un disegnatore di primo piano, dallo stile personale che segnerà la sua epoca attraverso il proprio talento>>.
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